VDB e la Carta d’identità della Famiglia Salesiana

giovedì 9 giugno 2022
VDB e la Carta d’identità della Famiglia Salesiana

Per descrivere come l’istituto delle VDB vive e si relazione con la Carta di identità della Famiglia salesiana mi permetto di citare quanto riportato nell’articolo 8 del documento: Le prime Volontarie di Don Bosco, guidate da Don Filippo Rinaldi, hanno inaugurato la secolarità consacrata femminile nella Famiglia Salesiana: unite tra loro dai vincoli spirituali dei voti di castità, povertà ed obbedienza, hanno svolto la comune missione salesiana nei contesti della famiglia e del quotidiano luogo di lavoro (le prime VDB - che allora si chiamavano “Zelatrici” - professavano solo il voto di castità).

Siamo parte della grande Famiglia Salesiana, ma la nostra appartenenza si allarga a cerchi concentrici alla Chiesa locale in cui viviamo, alle realtà in cui operiamo fino al mondo nel quale viviamo con un evangelico spirito critico. Inaugurare la secolarità consacrata femminile è un compito che ci richiede di mantenere sempre attuale questa nostra specificità, alimentate alla comune consacrazione battesimale, vivendo la nostra consacrazione alla luce “oscurante”, in apparenza, del nostro riserbo che, se non ci permette di svelare a tutti la nostra identità di consacrate, non ci esonera dal sentirci inviate a svolgere la nostra missione apostolica nel contesto della famiglia, del mondo del lavoro, dei rapporti sociali, degli impegni civili. 

Come membra attive della FS usiamo i molteplici mezzi che il mondo ci mette a disposizione per realizzare la nostra consacrazione, quelli del lavoro e della cultura, dei rapporti amicali e dell’impegno civile, del gusto artistico, della competenza professionale e delle conquiste scientifiche, dell’onestà morale sia nell’ambito privato che pubblico e delle piccole realtà quotidiane che danno sapore alla vita; tali valori vanno difesi e promossi da parte di tutti (art. 18 CIFS).

La nostra scelta di una vita consacrata secolare ci permette, come richiamato sempre all’articolo 18, di inserirci nelle situazioni concrete, percorrendo i solchi del quotidiano per individuare interventi possibili ed efficaci in risposta alle esigenze emergenti, e ci richiede la capacità di leggere le situazioni con intelligenza e competenza, sempre ispirandoci agli orientamenti della dottrina Sociale della Chiesa.

San Francesco di Sales, a cui Don Bosco si è ispirato per dar vita alla FS, parlava di “estasi” e, secondo l’etimologia del termine, con tale espressione voleva indicare “l’uscita da sé e il protendersi verso l’altro”; è l’esperienza di ognuna di noi, che prima è stata attratta e conquistata da Dio penetrando sempre più nel Suo mistero per poi sapersi protendere verso il mondo nel quale abbiamo scelto di vivere condividendo il quotidiano con le persone che Dio stesso ci mette accanto e vivendo in modo particolare una delle tre estasi che S. Francesco di Sales considerava, quella intellettiva: intesa come stupore per ciò che Dio è, ma anche meraviglia per le grandi opere che ha compiuto nella creazione e tuttora compie nella vita delle persone e nella storia degli uomini. È uno sguardo che matura se si dà spazio alla meditazione della Parola: è la Parola, infatti, che apre gli occhi e fa vedere le cose con lo sguardo stesso di Dio lasciandoci plasmare dagli eventi, tentando, pur con tutti i nostri limiti, di raggiungere quella che Don Filippo Rinaldi, nostro fondatore, descriveva come “contemplazione operante” (art. 28 CIFS).

C.E.

 

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